Come posso riconnettermi al mio sé superiore?


 

Coltiva l’arte di vivere nel mondo senza perdere la chiarezza della mente.

Segui il sentiero che conduce nel meraviglioso giardino interiore della realizzazione del Sé”

 

Introduzione allo Yoga

  

Lo Yoga fa uso di tecniche legate al perfezionamento della struttura corporea, quali posture (Asana), gesti (Mudra), contrazioni (Bhanda), tecniche di purificazione (Satkarman) e tecniche legate all'estensione dell'energia attraverso il controllo del flusso del respiro (Pranayama). Lo Yoga agisce attraverso questi elementi direttamente sul Pranayama-kosha (corpo energetico) influenzandone le correnti positive e negative. Queste, unendosi nel canale centrale detto Susumna (corrispondente alla spina dorsale) risvegliano l'energia Kundalini, la quale, risalendo al suo interno e stimolando ad uno ad uno tutti i centri di energia (chakra), risveglia le potenzialità nascoste dell'uomo (Siddhi), fino ad arrivare al centro più importante situato nell'area del cervello (Sahasrara chakra). Il risveglio del settimo chakra (Sahasrara, Loto dei mille petali), provoca il perfetto equilibrio e la liberazione suprema. Il primo chakra (Muladhara, Radice) è congiunto (yoga) al chakra della corona (settimo).

Il percorso che progressivamente porta a conquistare questa condizione finale di totale beatitudine è costituito dall'ashtanga-yoga, lo "yoga dalle otto membra".
Si tratta di un cammino a otto tappe che prescrive norme di comportamento e tecniche psicofisiche mediante le quali lo yogin procede nella sua ascesa spirituale e sperimenta in maniera sempre più sottile la pratica di ekagrata: la "concentrazione su un solo punto".
Gli otto livelli dell'ashtanga-yoga sono , nell'ordine:

 

1) Yama, "astensioni": astenersi dalla violenza, dalla bugia, dal furto, dall'attività      sessuale, dal possesso delle cose.

2) Niyama, "osservanze": purificazione ( mentale e fisica ), contentezza, ascesi,    dedizione allo studio e alla preghiera, abbandono al Signore.

3) Asana, "posture": la postura nello yoga deve essere stabile ed agevole. Questo si  ottiene eliminando ogni sforzo e cercando di superare l?identificazione con il proprio  corpo.

4) Pranayama, "controllo del soffio vitale": il respiro deve diventare lungo e sottile e la  padronanza delle sue diverse fasi ( inspirazione, espirazione, ritenzione )  estremamente precisa e consapevole, dal momento che il respiro assoggettato influisce  sull'unintenzionalità del pensiero.

5) Pratyahara, "ritrazione dei sensi": i sensi cessano di esercitare la loro funzione  estroversa, e si unificano rivolti verso l'interno.

 

A questo punto lo yogin, raggiunto un primo stadio del processo di dissociazione dal mondo che lo circonda, può affrontare gli ultimi tre livelli dell'ashtanga yoga, che consistono in un ulteriore riduzione delle possibilità di distrazione attraverso l'affinarsi della percezione interiore. Considerati nel loro insieme essi prendono il nome di Samyama.

 

6) Dharana, "concentrazione": la mente fissa l?attenzione su un unico punto, che può  essere una parte del corpo come ad esempio la cavità del cuore , o un'immagine come  ad esempio il sole o una divinità, e cerca di mantenersi legata all'oggetto senza  discostarsene, tornandoci ogni volta che un pensiero estraneo insorga a distrarla.

7) Dhyana, "meditazione": il flusso dell'attenzione all'oggetto diviene costante e  uniforme, senza più increspature.

8) Samadhi, "estasi": la mente completamente svuotata di ogni contenuto si dissolve  nell' oggetto della meditazione, in un processo in cui soggetto, oggetto e conoscenza  dell'oggetto vengono a coincidere.

 

GLI ASANA DELLO HATHA YOGA

Le idee che stanno alla base di un qualsiasi asana sono:

  • gli asana non sono atti ginnici, nel senso comune occidentale
  • gli asana mirano all'allungamento dei muscoli e non al loro sviluppo
  • gli asana non devono essere raggiunti con atti di forza
  • un asana diventa tale solo quando viene abbinato alla giusta respirazione
  • un asana deve essere mantenuto più a lungo possibile
  • un asana deve essere mantenuto senza sforzo
  • un asana è tale solo quando è raggiunta la massima estensione possibile
  • un asana, nel momento del suo apprendimento, richiede una certa volontà di applicazione.

La parola Hatha significa anche "forza, volontà, sforzo" e perciò implica che ogni sua manifestazione, anche se apparentemente dolce, tranquilla e rilassante, in effetti non si sposa con la debolezza e l'inedia. I veri maestri di Hatha Yoga sono persone attivissime ed estremamente volitive e non lasciano spazio alcuno all'ozio, in quanto vero nemico dello yoga.

 

Una seduta di asana è in effetti un momento che noi dedichiamo a noi stessi, in cui cerchiamo di capire il nostro corpo e di instaurare con lui un vero e proprio dialogo mentale affinchè esso non si ribelli ai nostri desideri. In questo senso, gli asana non potranno mai essere violenti e "di forza" perchè, se così fosse, il corpo si ribellerebbe irrigidendosi e, in estremo, provocando danni a se stesso.

Ma pensare che il corpo debba essere trattato con estrema delicatezza, non richiedendogli nessun ulteriore impegno, oltre a quello comunemente fornitoci, significa renderlo padrone del gioco e quindi nemico di ogni progresso. Al che, vedendo la mancanza di un qualsiasi progresso, per noi gli asana diventerebbero un bel gioco che porterebbe alla noia in poco tempo.

Ecco quindi che, come in tutte le negoziazioni, anche con il corpo occorre arrivare a dei compromessi. Da una parte occorrerà farselo amico, dall'altra parte occorrerà dirigerlo guidando il gioco. 

  

 VINYASA YOGA DHARA

 

Nel mondo dello yoga la comprensione più comune di Vinyasa è come una sequenza fluida di asana specifica coordinata con i movimenti del respiro. “Dhara” significa flusso, a intendere una sequenza armonica e ritmica di asana.

Vinyasa Yoga Dhara è una pratica con la quale si uniscono respiro, movimento e concentrazione. Gli Asana dello Yoga sono degli strumenti di lavoro precisissimi e, come tali, devono essere insegnate e prescritte da insegnanti specializzati.

Vinyasa Yoga Dhara è indicato per persone che cercano una pratica intensa e ritmata. La pratica della sequenza prevede Asana, Pranayama e Meditazione. Il flusso degli Asana è ideato per portare equilibrio ai tre Dosha dell’Ayurveda.

 

Benefici:

  • Con la pratica si produce un’elevata sudorazione, un innalzamento delle endorfine e una respirazione controllata. Questi fenomeni conducono ad una concentrazione massima per entrare nel flusso del Vinyasa Yoga Dhara.
  • Il movimento fluido ed energico tonifica a livello muscolare, cardiovascolare e rende pulito il sistema linfatico;
  • La respirazione (Pranayama Ujjayi) tonifica a livello polmonare ed energetico;
  • La direzione dello sguardo (Drishti) favorisce la concentrazione in un unico punto senza dare spazio ad elementi di disturbo esterni.
  • I fissaggi posturali (Bandha) permettono di regolare il flusso dell’energia vitale (Prana) che scorre nel corpo all’interno di sottili canali energetici chiamati nadi. Grazie a queste chiusure il mantenimento così come l’entrata e l’uscita dagli asana sarà facilitata;Mūla Bandha, ottenuto attraverso la contrazione del perineo;Uddiyāna Bandha è la contrazione della parte bassa addominale ottenuta portando l’ombelico verso la colonna e verso l’alto. Supporta la respirazione evitando la caduta degli organi addominali verso il basso e favorendo la massima espansione del diaframma;Jàlandhara Bandha si ottiene abbassando leggermente il mento mentre si solleva lo sterno.

(tratto da: Shanta Pani School - Massimiliano Cadenazzi)